venerdì 18 luglio 2014

Sigari, missili e altre storie



Ieri ho perso il telefono. Nottetempo, quale risarcimento cosmico, ho riguardato “Il pianeta delle scimmie”, in blu-ray, audio originale; è il primo, quello vero, quello con Charlton Heston. Lì, nelle scene iniziali, il nostro “skipper” stellare si accende con noncuranza e soddisfazione un sigaro, al chiuso, dentro un mezzo pubblico, vabbè un’astronave. Un gesto incivile, direte voi. Era il 1968, sulla Terra, qui. Nello stesso anno in Palestina, così per non perdere l’abitudine dopo quella dei Sei giorni (1967), si combatteva la cosiddetta guerra d’attrito, aspettando quella del Kippur (1973). Oggi è il 2014 e nessuno di voi si accenderebbe, o accetterebbe, un sigaro in un luogo chiuso. In Palestina però si bombarda. Ecco avrei preferito un’evoluzione storico-sociale differente, dove magari, piuttosto, si potesse fumare tranquillamente, ovunque. Ma sono di parte. Sono un fumatore.

giovedì 3 luglio 2014

212



approfitto di un casuale numero palindromo (212, la pagina di “Le terre della fantasia” - a cura di M. Campagnaro, Donzelli, Roma 2014 – dove lo trovo citato) per consigliarvi come lettura estiva, dai 7 anni, un mio libro di qualche anno fa: “T’ho detto Z” (ill. Dido, Sinnos, Roma 2008). Due storie buffe e un po’ surreali, sul filo del gioco linguistico. Le scrissi a Prali, in Val Germanasca, d’estate, in una casetta con la stufa e senza connessione in località Lou Giourdan (1489 m. s.l.m.). Fu una bella estate, di rivoluzioni.

Il sito della casa editrice: http://www.sinnos.org/
 

Lost and found




"Dizionario Genovese pei Bambini. Primo insegnamento oggettivo con 348 figure in cromolitografia", è un dizionario visuale, rilegato robusto e grazioso, curato da Aidano Schmuckher e uscito nel 1981 dall'editore Tolozzi di Genova. Il volume fa il verso ad analoghe pubblicazioni dell'800 e del primo '900; le tavole, seppure non indicato esplicitamente, direi essere tratte proprio da uno di questi volumi. Probablimente da uno curato a suo tempo da Pasquale Fornari (1837-1923) per la lingua italiana; ma non ne ho ancora certezza. Fatto sta che la mia copia l'ho persa di vista diversi anni fa. Tra prestiti vari e un paio di paia di traslochi l'avevo data per definitivamente perduta e mi ero quindi attivato per recuperne un'altra. Anni di giri infruttuosi. L'altro ieri, senza esserne in cerca, nella vetrina della libreria a 150 passi da casa ne è spuntata una copia. Eccola.Eccolo tornato a casa.

venerdì 20 giugno 2014

Robe aliene

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Antefatto: gennaio 2014, esce in volume un mio racconto di fantascienza, si chiama “Missione Vesta” e viene da lontano. Al centro della narrazione c’è un manufatto misterioso e alieno, “una specie di noce grande quanto il Colosseo, di compatto metallo nero solcato da spessi arzigogoli e striature di un colore tra l'oro e il rame”, probabilmente un vascello interstellare vecchio di 500.000 anni.

 

Fine maggio 2014. Di ritorno da un giro di incontri e presentazioni nel sud, mi trovo alla stazione ferroviaria di Pisa incastrato in due ore di ritardo delle solite meritorie ferrovie nazionali. Ho terminato le letture portate in viaggio. Non ho nulla da leggere e l’estate è vicina, così vado all’edicola e ritorno a un vecchio costante mai abbandonato rituale della bella stagione: Urania. Scelgo, sbirciando quarta, “Un mondo per gli Artefici” di Charles Sheffield, è il n. 1606 di Urania, la collana Mondadori da edicola consacrata alla fantascienza.

 

Un libro a me finora ignoto, uscito in originale nel 1990. Da noi ora per la prima volta, mi pare di capire. Non ho mai letto nulla di Sheffield, ma scopro che il libro si lega ad altri dell’autore.
La storia, il tempo, l’universo, la misura della narrazione; tutto è lontanissimo da “Missione Vesta”. Eppure. Quante consonanze tra il relitto di Vesta, opera dei Vagienni primi presunti esploratori del sistema solare, del mio libro e i Manufatti degli Artefici di Sheffield. La lettura mi diverte, anche in questa chiave. In lingue e tempi diversi, con destinatari e lunghezze differenti, abbiamo raccontato un universale, che forse non a caso pervade l’immaginario umano.

Disclaimer finale: tranquilli, non credo nei paleoastronauti