Ieri ho perso il telefono. Nottetempo, quale
risarcimento cosmico, ho riguardato “Il pianeta delle scimmie”, in
blu-ray, audio originale; è il primo, quello vero, quello con Charlton
Heston. Lì, nelle scene iniziali, il nostro “skipper” stellare si
accende con noncuranza e soddisfazione un sigaro, al chiuso, dentro un
mezzo pubblico, vabbè un’astronave. Un gesto incivile, direte voi. Era
il 1968, sulla Terra, qui. Nello stesso anno in Palestina, così per non
perdere l’abitudine dopo quella dei Sei giorni (1967), si combatteva la
cosiddetta guerra d’attrito, aspettando quella del Kippur (1973). Oggi è
il 2014 e nessuno di voi si accenderebbe, o accetterebbe, un sigaro in
un luogo chiuso. In Palestina però si bombarda. Ecco avrei preferito
un’evoluzione storico-sociale differente, dove magari, piuttosto, si
potesse fumare tranquillamente, ovunque. Ma sono di parte. Sono un
fumatore.
venerdì 18 luglio 2014
giovedì 3 luglio 2014
212
approfitto di un casuale numero palindromo
(212, la pagina di “Le terre della fantasia” - a cura di M. Campagnaro,
Donzelli, Roma 2014 – dove lo trovo citato) per consigliarvi come
lettura estiva, dai 7 anni, un mio libro di qualche anno fa: “T’ho detto Z” (ill. Dido,
Sinnos, Roma 2008). Due storie buffe e un po’ surreali, sul filo del gioco
linguistico. Le scrissi a Prali, in Val Germanasca, d’estate, in una
casetta con la stufa e senza connessione in località Lou Giourdan (1489
m. s.l.m.). Fu una bella estate, di rivoluzioni.
Il sito della casa editrice: http://www.sinnos.org/
Lost and found
"Dizionario Genovese pei Bambini. Primo insegnamento oggettivo con 348 figure in cromolitografia", è un dizionario visuale, rilegato robusto e grazioso, curato da Aidano Schmuckher e uscito nel 1981 dall'editore Tolozzi di Genova. Il volume fa il verso ad analoghe pubblicazioni dell'800 e del primo '900; le tavole, seppure non indicato esplicitamente, direi essere tratte proprio da uno di questi volumi. Probablimente da uno curato a suo tempo da Pasquale Fornari (1837-1923) per la lingua italiana; ma non ne ho ancora certezza. Fatto sta che la mia copia l'ho persa di vista diversi anni fa. Tra prestiti vari e un paio di paia di traslochi l'avevo data per definitivamente perduta e mi ero quindi attivato per recuperne un'altra. Anni di giri infruttuosi. L'altro ieri, senza esserne in cerca, nella vetrina della libreria a 150 passi da casa ne è spuntata una copia. Eccola.Eccolo tornato a casa.
venerdì 20 giugno 2014
Robe aliene
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Antefatto:
gennaio 2014, esce in volume un mio racconto di fantascienza, si chiama
“Missione Vesta” e viene da lontano. Al centro della narrazione c’è un
manufatto misterioso e alieno, “una specie di noce grande quanto il
Colosseo, di compatto metallo nero solcato da spessi arzigogoli e striature di
un colore tra l'oro e il rame”, probabilmente un vascello interstellare
vecchio di 500.000 anni.
Fine
maggio 2014. Di ritorno da un giro di incontri e presentazioni nel sud, mi
trovo alla stazione ferroviaria di Pisa incastrato in due ore di ritardo delle
solite meritorie ferrovie nazionali. Ho terminato le letture portate in
viaggio. Non ho nulla da leggere e l’estate è vicina, così vado all’edicola e
ritorno a un vecchio costante mai abbandonato rituale della bella stagione:
Urania. Scelgo, sbirciando quarta, “Un mondo per gli Artefici” di Charles
Sheffield, è il n. 1606 di Urania, la collana Mondadori da edicola consacrata
alla fantascienza.
Un
libro a me finora ignoto, uscito in originale nel 1990. Da noi ora per la prima
volta, mi pare di capire. Non ho mai letto nulla di Sheffield, ma scopro che il
libro si lega ad altri dell’autore.
La
storia, il tempo, l’universo, la misura della narrazione; tutto è lontanissimo
da “Missione Vesta”. Eppure. Quante consonanze tra il relitto di Vesta, opera
dei Vagienni primi presunti
esploratori del sistema solare, del mio libro e i Manufatti degli
Artefici di Sheffield. La lettura mi diverte, anche in questa chiave. In lingue
e tempi diversi, con destinatari e lunghezze differenti, abbiamo raccontato un
universale, che forse non a caso pervade l’immaginario umano.
Disclaimer
finale: tranquilli, non credo nei paleoastronauti.
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