venerdì 22 gennaio 2010

Giallo alla Biblioteca Berio




un appuntamento al mese fino ad aprile,
i prossimi:
18 febbraio
18 marzo
22 aprile

giovedì 26 novembre 2009

venerdì 16 ottobre 2009

Nuovo libro: Il sofà di Bamako


E' uscito Il sofà di Bamako (Edizioni Coccole e caccole), un nuovo albo illustrato.
Autori: Anselmo Roveda e Stefania Vincenzi. Ci sono mie parole ma nel progetto la 'quota di maggioranza' spetta a Stefania. Il volume - oltre ad avere le sue illustrazioni - è infatti nato da un'idea di Stefania. Illustratrice professionista e mamma adottiva, mi ha voluto come compagno di viaggio narrativo proprio per raccontare una storia sull’arrivo a casa di un nuovo gradito ospite: un bambino in adozione. Il nuovo arrivo cambia gli equilibri tra la gatta di casa e i suoi “padroni” ora novelli genitori. Così in sogno, o forse no, la gatta cerca anche per sé un nuovo divano dove accoccolarsi e con sorpresa lo troverà proprio nel luogo da dove proviene il bimbo: Bamako, Mali, Africa.

PRIME PRESENTAZIONI:
TORINO, 14 novembre, Libreria dei ragazzi
GENOVA, 09 dicembre, Museo Luzzati

venerdì 2 ottobre 2009

Oktober[BOOK]fest

l'altro giorno...

l'altro giorno cercavo in rete i cappuccetti colorati di Munari per ritrovare un dato, l'altro giorno cercavo il pop-up Scia, l'altro giorno cercavo un decreto legislativo sull'olio di oliva (vabbè, faccio 'sto tipo di ricerche); oggi il banner pubblicitario dentro il mio account di posta si affanna a propormi quei libri e dell'olio: aiuto!

sabato 1 agosto 2009

Frogs & others animals on the blue Danube
Vacanza e libri: rane sul Danubio blu


Vacanze, si parte... buona estate

COMUNICATO STAMPA

Frogs & others animals on the blue Danube, un tour di vacanza e libri.
Dal 2 all'11 agosto in tre tappe lungo il Danubio - Budapest, Bratislava e Vienna - lo scrittore Anselmo Roveda 'libererà' copie del libro "E la rana come fa? Kero kero, cruà, cruà" (Sinnos Editrice, Roma 2007; lettura: dai 5 anni)

GENOVA, 29 LUGLIO 2009 - Lo scrittore Anselmo Roveda parte per le vacanze con un'idea bizzarra in testa: 'liberare' gli animali del suo libro E la rana come fa? Kero kero, cruà, cruà (illustrazioni di Paolo Domeniconi, pp. 48, euro 8,50, Sinnos Editrice, Roma 2007; lettura: dai 5 anni) in tre capitali europee, lungo il corso del Danubio: Budapest, Bratislava e Vienna.

Attraverso una filastrocca di Roveda e i disegni di Paolo Domeniconi il libro, uscito a dicembre 2007, racconta ai bambini e agli adulti capaci di stupirsi una cosa curiosa e poco nota: ogni lingua, ogni paese ha attribuito un proprio particolare verso agli animali. Insomma, se il gallo nostrano fa chicchirichì, quello inglese fa cook-a-doodle-do e quello francese cocoricò. Un modo divertente e giocoso per far conoscere la differenza e la ricchezza delle culture, un primo approccio alle tematiche interculturali.

Dopo la presentazione a Roma, in questo anno e mezzo il libro è stato proposto - anche nella versione d'animazione teatrale Amnesia animale - nei principali festival letterari e saloni del libro italiani oltre che in numerosi incontri nelle scuole, nelle librerie e nelle biblioteche. Tra le città toccate Milano, Torino, Bologna, Genova, Cagliari, Parma, Siena, Cesenatico, Bra, Ostuni e tante altre. Il libro, oltre ad essere incluso in molte bibliografie per i più piccoli, nel 2009 ha ricevuto una Menzione Speciale al Premio delle Palme - Primavera del Libro di San Vito dei Normanni (BR).

In occasione dell'estate 2009 è nata l'idea dell'iniziativa Frogs & others animals on the blue Danube, un tour di vacanza e libri. Dal 2 all'11 agosto in tre tappe lungo il Danubio - Budapest, Bratislava e Vienna - lo scrittore Anselmo Roveda, tra un museo e uno spuntino, 'libererà' secondo la filosofia del bookcrossing alcune copie di E la rana come fa?

Con un'unica differenza: in ogni volume sarà inserita una scheda - in inglese - con l'invito a spedire, all'indirizzo e-mail dell'autore, i versi degli animali nella propria lingua: ungherese, slovacco, tedesco...

venerdì 26 giugno 2009

A ritroso: 28 marzo
San Maurizio Canavese, Caccia all'autore



Che giornata divertente! Nonostante la pioggia.
Sul sito del Comune di San Maurizio Canavese (TO) scrivono:

Non è stata certo la pioggia a fermare sabato 28 marzo, la prima riuscitissima edizione di “Caccia all’autore”, iniziativa organizzata dalla Biblioteca Civica di San Maurizio.
Come già accaduto per le tre edizioni di “Caccia al libro”, ancora una volta le strade del paese si sono animate grazie all’allegra presenza di quattro gruppi di genitori e bambini che festosamente hanno cercato, grazie alla simpatica collaborazione dei negozianti che di volta in volta fornivano i vari indizi, l’autore misterioso ‘nascosto’ nella sala d’attesa della stazione ferroviaria di San Maurizio Canavese.
Molta la sorpresa e l’emozione dei circa 100 partecipanti, nel trovarsi di fronte, al termine delle varie tappe d’avvicinamento, Anselmo Roveda in carne e ossa, autore di tanti libri e storie lette in biblioteca in queste settimane durante l’ora della lettura del sabato mattina.
Dopo il ritrovamento dello scrittore, le 4 squadre, capitanate da Anselmo Roveda, si sono incamminate verso il salone del Flauto di Pan per l’ultima parte del pomeriggio, in cui i bambini si sono scatenati rivolgendo molte domande all’autore:
“Quanto ci mette uno scrittore a fare una storia?” oppure “da dove ti viene l’idea per i tuoi personaggi?” sono tra le curiosità maggiormente richieste dai bambini.
Dopo la lettura di qualche nuova storia e una ricca merenda, il pomeriggio si è chiuso con il saluto della bibliotecaria a tutti i presenti e un ringraziamento particolare ad Anna Parola della Libreria dei ragazzi di Torino che ha reso possibile i contatti con lo scrittore, e ad Anselmo Roveda per la disponibilità e simpatia dimostrata. Un grazie particolare inoltre ai volontari della Protezione Civile che hanno garantito per tutto lo svolgimento dell’appuntamento, la necessaria sicurezza degli spostamenti dei gruppi.

(fonte)

giovedì 25 giugno 2009

'Paladin' di Etienne Zerah

(C) Etienne Zerah - Sneaker Saint

Il 24 giugno, nell'ambito del Genova Pride 2009, abbiamo presentato con la gallerista Viola Gailli la mostra 'Paladin' dell'artista visivo Etienne Zerah. La mostra ha due sedi espositive la galleria A modo mio e la galleria Violabox, in quest'ultimo spazio ci sono le opere più recenti. Per l'incontro pubblico ho scritto una breve nota.

Sguardo su ‘Paladin’ di Etienne Zerah
di Anselmo Roveda

Nel mio lavoro mi occupo di narrazioni. E quindi essenzialmente di parole, dette e scritte. Ma è proprio nel lavoro della cronaca e della critica letteraria che devo mettermi, occupandomi sovente di albi illustrati, a guardare e leggere immagini. Figure, come le chiama Antonio Faeti. Cogliendo l’indipendenza – eppure il legame indissolubile - della narrazione per immagini da quella per parole. Un altro linguaggio, che oggi, nella contemporaneità – dopo tante immagini didascaliche - non chiosa o spiega ma semplicemente e meglio ‘racconta’ pienamente, parallelamente, fianco a fianco ma – come detto all’inizio – indipendentemente. Una forza, quella del narrare e suggestionare per immagini, tale che sempre più spesso anche nei libri si sperimenta l’assenza della parola. Esempio alto e recente è il Robinson Crusoe (Media Vaca, Valencia 2008) solo per immagini realizzato dall’artista Ajubel. Libro insignito del Bologna Award 2009.

Di fronte all’opera di Etienne Zerah arrivo però disarmato dei miei soliti, confidenziali, amati strumenti critici legati alla lingua e alla parola. Qui siamo nel visivo. Puro. Esclusivo. Esplicito. E arrivare disarmati è un vantaggio. Ci si può lasciare sorprendere dall’opera.

Etienne Zerah arriva da studi artistici formali e da un percorso passato giocoforza dalla pittura, ma la scelta – ormai data e consolidata – della propria forma espressiva arriva con la fotografia, con la composizione fotografica. Zerah non usa la macchina fotografica in modo esclusivo, rendendo ipertecnicistico il suo impiego o esaltando il risultato puro dello sviluppo; la utilizza invece e piuttosto come strumento, sì tecnico, ma preliminare. Non è per lui un tabù intervenire a posteriori col fotoritocco a computer, anzi è prassi della creazione artistica. La macchina fotografica quindi come strumento tecnico che offre la possibilità di fissare una scena. Alcuni scatti paiono le pose dei divi teatrali nelle cartoline d’inizio Novecento o le pose di studio dell’illustratore salgariano Alberto Della Valle che prima di mettersi a dipingere costringeva famigliari e modelli a interpretare arrembaggi e lotte con tigri e orsi (immaginari, ça va sans dire), il suo lavoro è stato indagato dalla storica dell’illustrazione Paola Pallottino in L’occhio della tigre (Sellerio, Palermo 1994).

E poi c’è, oltre lo scatto, quello che conta: la composizione. A computer. Soprattutto quella. Dettagli, sfondi, ritocchi, colori. Con uno sguardo che pur restando d’insieme talvolta si declina nel lavorio pixel per pixel a incidere sulla composizione finale, in modo non dissimile dallo scultore che lavora sulla figura intera dell’opera ma deve tener conto d’ogni granello di materia sottratta. Zerah ha un vantaggio e una responsabilità: può aggiungere materia. Tutti i ‘livelli’ di composizione dei programmi di fotoritocco si compattano, anche nelle trasparenze, e pure l’uso delle scritte (rare) ammicca alla grafica e non all’esigenza testuale. Il testo è l’insieme dell’immagine dell’opera, e i suoi dettagli.
La fotografia e l’arte visiva, come detto, non sono il centro dei miei interessi critici. I riferimenti a immagini che in qualche modo precedono o informano l’opera di Zerah non posso fino in fondo coglierli e scioglierli: trovo però chiara una linea di rimandi a Mapplethorpe, a LaChapelle, forse a LaBruce. Esplicito è poi il giocare con alcuni degli stilemi surrealisti – tanto che l’armonia dell’opera fotografica di Zerah, seppur accentuatissima, non esige resa realistica – e il riferimento al linguaggio della grafica, della pubblicità, in certo senso alla sintassi postmoderna del fashion, dello star system.

Sono gli eccessi quotidiani, anche dell’uso dell’immagine, di questa porzione società-tempo a interessare l’occhio dell’artista. Un occhio inquieto, a tratti tormentato, eppure ricercatissimo nel rendere d’armonia patinata e, ad un tempo, disorientante e interrogante le questioni messe a fuoco opera per opera: l’identità, la violenza, il piacere, la corruzione. Altro ancora. Un caleidoscopio di temi, ricorrenti nell’espressione artistica, che trovano qui come minimo comun denominatore una questione morale. Questioni morali risolte ponendo domande, offrendo uno sguardo individuale, mai costruendo opzioni moralistiche o proponendo verità. Qui non c’è verità, c’è un’immagine impossibile del reale. Uno specchio deformante che tende ad armonia assonante piuttosto che a torcere, ridurre o slargare in modo volgare. La dissonanza sta nel ricomporre con la realtà circostante, sta nell’occhio di chi guarda. La volgarità, se qualcuno la ravvisa, è nel tempo odierno degli uomini. Nella mercificazione dei corpi e delle passioni, altri temi che tracciano l’opera d Zerah.