lunedì 26 settembre 2016

Le ore di Idriss



Sul numero 254 (september 2016) di "VOGUE bambini" trovate un mio racconto: Le ore di Idriss. La rivista di Condé Nast ha distribuzione internazionale, oltre ad essere disponibile in formato digitale, pertanto il testo italiano è affiancato dalla sua traduzione inglese: The hours of Idriss. Buona lettura! Anche sotto cieli di Sahara, la storia è ambienta lì, o in camerette qatariote.

domenica 25 settembre 2016

Mani in alto! (una sola, al momento)


Per casi fortuiti, a posteriori quasi divertenti, qualche giorno fa mi sono fratturato un prezioso arto destro (la foto, un autoscatto, ribalta e inganna), cosa che mi ha reso, secondo foglio di dimissioni, "operando". Già in settimana. E puntualmente già operato (è andata benone). Quindi portate pazienza, risponderò a mail e telefono parzialmente e lentamente ("più del solito?" sospireranno alcuni; sì, più del solito). Mi vedo altresì costretto a mancare i prossimi appuntamenti. Pertanto sono annullati tutti gli incontri pubblici fino al 20 ottobre (circa, vedremo), dove possibile saranno recuperati al più presto. Firmato: il Vostro  Anselmo "Bones" Roveda

giovedì 8 settembre 2016

Un'estate di lingue (senza malizia)




È stata un'estate di lingue
(senza malizia)
le solite scritture in italiano e in genovese [per il primo la rincorsa di due scadenze di consegna libri non ancora evase (acc!), per il secondo un racconto lungo un mese (nel post qui sotto), e un libro e un librino in arrivo]; il lavoro su un testo da portare in italiano dall'inglese [un albo, a breve, ssst! è ancora segreto...], la traduzione in inglese, fatta da altri, di un mio racconto [su un periodico internazionale, molto fashion]; la traduzione, sempre fatte da altri, in inglese, francese e polacco di mie riscritture di fiabe per una coedzione europea [un progettone]; una traduzione dal francese [anche qui albo in uscita, ssst!]; e soprattutto due curatele, ci tengo molto, da due letterature poco bazzicate, due piccoli classici, dallo spagnolo (di Colombia) e dall'occitano (di Provenza) [seguiranno dettagli]; e poi la cena badiota ad ascoltare ladino e i giorni in valle mia a carpire urbasco. E all'inizio dell'estate le vacanze a Eivissa, a nuotare e bere in catalano e spagnolo. E, certo, pure i giorni austriaci a non capire nulla di tedesco!

sabato 3 settembre 2016

O cadaveo do Reixa [web replica]


Settimana scorsa, domenica 28 agosto, è uscita l'ulitma puntata del mio racconto in genovese apparso durante l'estate sul quotidiano "Il Secolo XIX" di Genova, quattro episodi illustrati da Matteo Anselmo. Dopo la pubblicazione cartacea il giornale ha reso disponibile in rete ogni puntata. Così per chi l'ha visto e per chi non c'era e per i tanti amici liguri che erano via durante l'estate e per quelli di altrove, dove non arriva il giornale, ecco una web replica, con i link a tutte le puntate. Buona lettura!

venerdì 5 agosto 2016

mercoledì 27 aprile 2016

sabato 23 aprile 2016

Mai ciù




Per la tutela dell'ambiente, per la tutela del mare, per la tutela del futuro,
come nel 2002 in Galizia, oggi in Liguria bisogna dire: Mai ciù! Mai più!


giovedì 24 marzo 2016

Il pidocchio e la pulce

il 31 dicembre 2015
è uscito

Il pidocchio e la pulce
O pigheuggio e a pruxa

un albo illustrato per bambini
edizione bilingue italiano-genovese

testo di Anselmo Roveda
illustrazioni di Fiammetta Capitelli
pp. 24, collana "Fiabe in viaggio" - Edizioni Egnatia, Genova 2015

 
dal comunicato stampa

C'era una volta una pulce... e un pidocchio... inizia così una delle più amate storie della tradizione ligure, qui presentata in forma di fiaba illustrata da giocare e mimare, per bambini dai 4 anni. L'antica fiaba è stata riscritta, in genovese e italiano, da Anselmo Roveda e illustrata da Fiammetta Capitelli, due artisti ai quali stanno a cuore la cultura e la lingua della Liguria. L'albo illustrato, stampato a dicembre 2015 e distribuito presso le migliori librerie, è uscito nella collana "Fiabe in viaggio" delle Edizioni Egnatia, giovane casa editrice genovese specializzata in volumi per l'infanzia (ma non solo) con testo bilingue. A fianco del testo italiano troverete, infatti, il testo genovese; un'occasione per far incontrare la lingua ligure anche ai più piccoli. Per facilitare la lettura ad alta voce e offrire ai genitori uno strumento per godere della lingua genovese in allegato all'albo troverete anche l'opuscolo "Leggere in genovese è facile!", con indicazioni sulla grafia utilizzata, semplice e chiara, che si rifà all'ortografia storica del genovese letterario ed è oggi utilizzata, ad esempio, dal quotidiano cittadino "Il Secolo XIX".


martedì 29 dicembre 2015

domenica 15 novembre 2015

Paris



Un capodanno a Parigi. Notte tra il 1996 e il 1997, lungo la Senna si era abbondantemente sotto lo zero, la città ghiacciata la festeggiammo poco, preferimmo rifugiarci in un locale alla Bastiglia al quale eravamo affezionati, tutti trovammo caldo e qualcuno l'amore di una sera. Di quei giorni ricordo la nostra amicizia in una città in agitazione, per l'emergenza clochard - bisognava trovare modo che non assiderassero - e per la striscia di attentati che dall'estate 1995 scuoteva la Francia. L'ultimo poche settimane prima della nostra partenza: "Due morti, ventotto feriti gravi e una cinquantina di feriti leggeri è il primo bilancio di un'esplosione criminale che s'è prodotta, poco dopo le sei del pomeriggio, all'interno di un convoglio in sosta nella stazione di Port-Royal, non lontano da Montparnasse", scriveva il Corriere della Sera il 4 dicembre 1996. Le stazioni della Metro presidiate da uomini dell'Armée, i cestini della nettezza urbana sigillati per evitare che vi fossero depositati ordigni esplosivi. Questo ricordo. Oltre alle visite ai centri per SDF, agli improbabili cappottoni rimediati al mercato di Barbès e alle serate a zonzo per l'XIe. Non era la prima volta a Parigi e molte altre sono seguite, per piacere e per lavoro. Anche con tempi più lunghi e più significativi. Eppure l'altra sera, davanti a France 24, di fronte all'orrore del 13 novembre 2015, in quella che doveva essere la giornata mondiale della gentilezza ed è diventata una nuova notte di barbarie mi è tornato in mente quel Capodanno. Monique e il Mégalo, il bar dove facemmo tana. Ho pensato o forse ho avuto solo la scossa irrazionale di un brivido prolungato; ho sentito il chiasso della festa farsi rumore di terrore; ho immaginato palpabile l'inattesa improvvisa discesa nella paura, la morte che entra a caso nei destini altrimenti sognati di donne e uomini usciti una sera per ballare, bere, festeggiare la vita, in un qualsiasi venerdì, senza neppure la scusa del Capodanno.

venerdì 30 ottobre 2015

Beatrice Solinas Donghi, maestra di fiabe




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"A Beatrice Solinas Donghi, maestra di fiabe", questa dedica a stampa apre l'edizione delle favole di Martin Piaggio (1774-1843) - tratte dall'Esopo zeneize e raccolte nel volume O ratto inta formaggia e o gatto. Dodici favole genovesi (Il Golfo, 2011) - che curai ormai qualche anno fa. Volli dedicare quel lavoro di recupero della favolistica ligure a Beatrice Solinas Donghi come omaggio di amicizia e come segno di gratitudine. I suoi scritti, non solo quelli narrativi, avevano, infatti, accompagnato i miei interessi intorno alla fiaba, alla letteratura e ai repertori orali della tradizione destinati all'infanzia fin da principio, da molto prima di avere il piacere e l'onore di conoscerla personalmente. I suoi A rionda di cuculli, filastrocche genovesi e liguri (con Renzo Monteverde; Sagep, 1967), Fiabe a Genova (Sagep, 1972) e i due volumi distinti e indipendenti di Fiabe figuri (Sagep, 1980 e Mondadori, 1982; quest'ultimo con Pino Boero) hanno rappresentato e continuano a rappresentare per me libri ai quali tornare e tornare. Le mie ricerche sul folklore infantile e sull'immaginario popolare della Liguria, poi sistematizzate nelle due raccolte Pupun de pessa. Ninna nanne e orazioni per la buona notte nella tradizione ligure (Il Golfo, 2005) e Barban, bibòu e föe. Dizionario delle creature fantastiche della Liguria (Il Golfo, 2010), sono debitrici in massima parte proprio al lavoro di appassionata indagine di Solinas Donghi. Così come, quelli stessi volumi, furono modello e fonte imprescindibile per il mio Fiabe liguri illustrate (Falco, 2007), riscritture alle quali l'autrice volle donare, grazie anche all'interessamento dell'artista Fiammetta Capitelli (autrice delle illustrazioni di quel volume), un'introduzione preziosa. Fu allora che, dopo più antiche occasioni formali e pubbliche (non ultima la cerimonia di assegnazione di un Premio Andersen alla carriera a Sestri Levante nel 2003), potei incontrarla nella bella casa genovese dove viveva e scriveva. Parlammo in quella e in successive occasioni di fiabe e letteratura; di quegli incontri ricordo con viva emozione, oltre la coinvolgente passione letteraria e il garbo dell'ospitalità, l'essere inaspettatamente introdotto nel suo studio di scrittrice. Una stanza ordinatissima e sobria, eppure ricca e adorna dei molti riconoscimenti e degli amati volumi. Nella stanza, protagonista assoluto, ben illuminato dalla finestra, il tavolo di lavoro. Ampio la giusta misura, quella per ospitare solo l'essenziale: gli strumenti di scrittura. Non è questa la sede dell'approfondimento critico o del riconoscimento del palese ovvero dell'importanza che Beatrice Solinas Donghi ha nella storia letteraria. Non solo per l'infanzia, non solo regionale; basti ricordare il Premio Campiello come finalista nel 1965 o l'inclusione nell'antologia del racconto italiano del Novecento uscita nei Meridiani nel 2001. Non è questo lo spazio per ricordarne l'ampia bibliografia o la formazione e gli interessi. Questo è lo spazio del ricordo personale, affettuoso e grato. Della fortuna di aver incontrato, oltre il percorso letterario, la persona. Nei primissimi anni di questo secolo - tra l'essere da tempo suo lettore e i dialoghi più recenti intorno alla fiaba ligure - sperimentai il garbo colto di Solinas Donghi. Forse fu così che conobbi la persona oltre l'autrice. A seguito di una recensione a un suo libro mi mandò una lettera di ringraziamento, una lettera vera: scritta a mano, argomentata, senza formalismi, inviata per posta. Parole grate e sagge, senza nessuna delle vanità che talvolta segnano gli autori, anche dei minori. L'essersi presa la briga di scrivere, lei apprezzatissima decana, ad un allora giovane sconosciuto recensore che aveva l'unico merito di aver letto per davvero la sua opera fu per me la prova ulteriore della grandezza dell'autrice. Mi colpì. E ci scrivemmo in quel modo, con la misura e la parsimonia dei liguri. Quando ne ebbi l'occasione le portai la mia copia, ormai sdrucita, del suo Fiabe liguri (quello uscito per Mondadori nel 1982) per farmelo autografare; a conferma delle garbate lettere e in anticipo sull'amichevole accoglienza che volle poi riservarmi negli anni successivi vergò "Ad Anselmo Roveda, mio critico benevolo, con gratitudine". In questi giorni, dopo la sua scomparsa, sono andato a rileggere quella dedica più volte, a cercare nella grafia il gesto della mano. La gratitudine è mia. E, posso dirlo, sono un critico non solo benevolo, ma anche ostinatamente appassionato dell'opera di Beatrice Solinas Donghi.